Allergia ai pollini primaverili: calendario dei pollini, sintomi e rimedi
Il significato della parola allergia è "reazione alterata": una risposta inappropriata dei meccanismi di difesa dell'organismo a sostanze generalmente inoffensive, normalmente presenti nell'ambiente, gli allergeni. Nel caso dell’allergia primaverile, gli allergeni responsabili sono tipicamente i pollini, rilasciati da diversi tipi di piante che fioriscono in primavera. Le allergie ai pollini primaverili comprendono l’allergia alle graminacee, alle betullacee e simili. Vediamo questo tipo di allergie più nel dettaglio con una particolare attenzione alle sostanze che possono scatenarle.
I pollini primaverili
I pollini sono generalmente allergeni stagionali, in quanto hanno caratteristiche di diffusione diverse a seconda del periodo di fioritura della pianta (oltre che a seconda delle aree geografiche). Per capire i mesi più a rischio ed essere preparati e protetti, è utile conoscere le piante alle quali si è allergici e anche il ciclo di vita della pianta stessa. In genere, con l’espressione allergia stagionale, si fa riferimento alle allergie primaverili, perché la primavera è la stagione caratterizzata da un maggiore numero e varietà di pollini allergeni. Molte sono infatti le piante che hanno fioritura in primavera e che possono causare sintomi allergici, per esempio la betulla, le graminacee, il cipresso, l’olivo. Ci sono poi altre piante che hanno un periodo di fioritura più tardivo, come l’ambrosia e l’artemisia.
Il calendario dei pollini
Il calendario dei pollini indica i periodi di pollinazione delle varie specie di piante: conoscerlo può essere molto utile per chi è allergico, in modo da limitare il più possibile l’esposizione agli allergeni e attuare, quindi, una minima forma di prevenzione.
Nel nostro Paese ci sono differenze geografiche significative che incidono sui calendari pollinici.
La concentrazione del polline nell’aria dipende, infatti, da molteplici fattori:
- la temperatura dell’aria e del terreno;
- l’irradiazione solare;
- l’altitudine;
- l’umidità relativa;
- la presenza di altre specie vegetali concorrenti con quelle che producono i pollini;
- l’intervento umano, per esempio con potature, rimboschimenti ecc.
Per aiutare gli allergici, l’AAITO (Associazione allergologi e immunologi territoriali e ospedalieri), tramite la propria sezione interna di Aerobiologia, ecologia e prevenzione ambientale, gestisce una rete italiana di monitoraggio atmosferico dei pollini e fornisce un bollettino dei pollini aggiornato relativo alla propria area di interesse.
Le piante allergeniche e i periodi di pollinazione in Italia
Per chi soffre di allergie stagionali, conoscere le principali piante allergeniche e il periodo in cui rilasciano i pollini è essenziale per prevenire i sintomi più fastidiosi scatenati dall’allergia. Di seguito, una panoramica delle specie più rilevanti, con i sintomi più comuni associati alla loro fioritura.
Nocciolo (Corylus avellana)
Il nocciolo è un tipo di pianta che fiorisce precocemente, tra gennaio e marzo. I suoi pollini rappresentano spesso il primo segnale della stagione allergica, in particolare nel Nord Italia. I sintomi più comuni includono rinite allergica, starnuti frequenti, congestione nasale e prurito oculare. Sebbene sia spesso sottovalutata, l’allergia al nocciolo può avere un impatto significativo sulla qualità della vita durante l’inverno.
Betulla (Betula)
Diffusa soprattutto al Nord, la betulla rilascia i suoi pollini tra marzo e maggio. È nota per causare sintomi intensi, tra cui occhi arrossati, lacrimazione, naso che cola e, in alcuni casi, asma allergico. L’allergia alla betulla può inoltre causare reazioni crociate con alcuni alimenti (sindrome orale allergica), soprattutto in soggetti sensibili ad alimenti come mele, carote e nocciole.
Graminacee
Le graminacee costituiscono uno dei gruppi pollinici più allergenici in assoluto. La loro fioritura si estende da aprile a luglio, con picchi che si manifestano nei mesi di maggio e giugno. L’allergia alle graminacee è tra le più diffuse in Italia e colpisce milioni di persone ogni anno. I sintomi includono congiuntivite allergica, rinite, tosse secca e, in soggetti predisposti, difficoltà respiratorie.
Artemisia (Artemisia vulgaris)
L’artemisia fiorisce tra luglio e settembre, soprattutto in aree rurali o incolte. Il suo polline è altamente allergenico e tende a peggiorare i sintomi nelle ore serali: congestione nasale, prurito alla gola e crisi di starnuti sono i segnali più frequenti.
Ambrosia (Ambrosia artemisiifolia)
Presente in particolare nella Pianura Padana, l’ambrosia rilascia pollini tra agosto e ottobre. L'allergia all’ambrosia è tra le più aggressive, con sintomi respiratori intensi, soprattutto nelle ore serali, che includono rinite, occhi irritati, senso di oppressione al torace e difficoltà a respirare. È perciò importante monitorare il periodo di fioritura dell’ambrosia per adottare strategie preventive efficaci.
Cipresso (Cupressus)
Tipico delle zone urbane e collinari del Centro-Sud, il cipresso inizia a pollinare già a gennaio e prosegue fino a marzo. Il suo polline è molto reattivo e può scatenare rinite, prurito nasale e, in alcuni casi, dermatiti allergiche.
Olivo (Olea europaea)
La fioritura dell’olivo avviene tra aprile e giugno, soprattutto nel Centro-Sud. I pollini possono viaggiare per chilometri e provocare reazioni anche in zone senza oliveti. L’allergia all’olivo causa sintomi come ostruzione nasale, lacrimazione, prurito agli occhi e stanchezza. In questi casi, può essere utile un antistaminico per l’allergia all’ulivo che sia specificamente consigliato dal proprio medico.
Parietaria (Parietaria officinalis)
La parietaria ha un lungo periodo di pollinazione, da febbraio fino a ottobre, ed è molto diffusa nei centri urbani, specie nel Sud. I suoi pollini sono responsabili di allergie persistenti, con sintomi come rinite cronica, occhi rossi e asma nei mesi più caldi.
Altre piante allergeniche da tenere d’occhio
Oltre alle piante allergeniche più note, è bene considerare che esistono anche altre tipologie di piante come ontano, pioppo, frassino e platano che rilasciano pollini potenzialmente allergenici nei soggetti predisposti. Ecco alcuni dettagli su queste piante
- Ontano: fiorisce tra febbraio e aprile. I sintomi che provoca nei soggetti allergici sono simili a quelli del nocciolo.
- Pioppo: attivo da marzo a maggio, ha un potere allergenico meno intenso ma sicuramente diffuso.
- Frassino: il periodo di pollinazione è tra marzo e maggio. Come altre piante, può contribuire alla rinite stagionale.
- Platano: presente soprattutto nei viali cittadini, è attivo da aprile a maggio. Si tratta di un allergizzante soprattutto nell’ambiente urbano.
Prevenzione dell’allergia ai pollini primaverili
Durante il periodo di fioritura del polline a cui si è allergici, può essere utile attuare alcune strategie per limitare il più possibile l’esposizione, per esempio:
- Scegli il momento giusto per cambiare l'aria in casa. Il momento della giornata in cui circola meno polline è tra le 6 e le 8 del mattino in città, tra le 19 e le 24 in campagna. È bene invece evitare di stare all’aperto o cambiare l’aria in casa subito dopo che è stata tagliata l’erba.
- Spolvera e pulisci spesso. Avere cura delle pulizie della propria casa impedisce agli allergeni di depositarsi. È bene per esempio spolverare accuratamente le superfici con un panno umido e utilizzare aspirapolveri con filtro HEPA.
- Consulta i calendari pollinici. Se soffri di allergie, consulta i calendari pollinici per limitare il più possibile l’esposizione agli allergeni che scatenano i sintomi allergici.
- Mantieni basso il grado di umidità in casa. Le muffe attecchiscono in luoghi bui e umidi, per cui occorre creare un ambiente sfavorevole alla loro formazione, mantenendo la casa asciutta. Per esempio, usando un deumidificatore, asciugando le pareti della doccia dopo il bagno e togliendo subito gli indumenti bagnati dalla lavatrice.
- Non far asciugare la biancheria all’aperto. I pollini potrebbero depositarsi in gran quantità sui capi, peggiorando l’allergia. Per lo stesso motivo, è bene cambiarsi i vestiti appena rientrati a casa e lavarsi i capelli.
- Non toglierti gli abiti in camera da letto. Il polline depositato sui capi durante le attività quotidiane può sollevarsi e depositarsi nella stanza, peggiorando i sintomi dell’allergia durante il sonno. I disturbi respiratori causati dalla rinite allergica possono infatti peggiorare la qualità del sonno.
Allergia al polline: i sintomi
L’allergia al polline può manifestarsi con molteplici sintomi, soprattutto a livello nasale e oculare, come rinite allergica stagionale e allergica stagionale. Quando presenti in concomitanza, si parla più precisamente di rinocongiuntivite od oculorinite allergica stagionale. Vediamo in breve la sintomatologia che le caratterizza, mentre per una descrizione più dettagliata, rimandiamo all’articolo dedicato.
Sintomi della rinite allergica:
- congestione nasale (naso chiuso);
- rinorrea (naso che cola);
- prurito nasale;
- starnuti.
Sintomi della congiuntivite allergica (che coinvolgono entrambi gli occhi):
- congestione nasale (naso chiuso);
- prurito agli occhi;
- gonfiore della congiuntiva;
- arrossamento della congiuntiva;
- lacrimazione.
Possono inoltre associarsi altri disturbi, come asma, disturbi del sonno, otiti, sinusiti.
Ma quanto dura l'allergia stagionale? La reazione allergica perdura finché non cessa l’esposizione all’allergene scatenante, quindi nel caso della reazione ai pollini può durare anche diverse settimane. Si parla di allergia intermittente se i sintomi si verificano per meno di 4 giorni in una settimana o per meno di quattro settimane in un anno, mentre è persistente se i sintomi compaiono per più di 4 giorni in una settimana o per più di un mese in un anno. Se l’allergia stagionale e i suoi sintomi, nonostante una terapia sintomatica, non accennano a migliorare nell’arco di un paio di settimane, è bene rivolgersi al medico.
Il test da fare
Come riconoscere l'allergia stagionale? Per formulare una diagnosi di allergia stagionale il primo passo è la visita medica, che comprende un’anamnesi scrupolosa, cioè una serie di domande per valutare come e quando compaiono i sintomi e la presenza di una eventuale familiarità alle allergie. La valutazione dei sintomi e della loro stagionalità può già fornire un primo orientamento diagnostico.
Per confermare la diagnosi e, in particolare, per individuare l’allergene responsabile della reazione allergica, occorre sottoporsi a test specifici.
Il test di primo livello viene fatto sulla pelle (prick test): l’allergologo dispone una goccia di ciascun allergene (si scelgono quelli più frequenti nell’area geografica in cui si vive) sulla pelle dell’avambraccio e la punge delicatamente. Nell’arco di circa 15-20 minuti si ha una risposta: nel caso di reazione allergica a uno o più allergeni compare nella zona corrispondente un pomfo pruriginoso.
Se serve un accertamento più approfondito, si può ricorrere a un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi IgE specifici, cioè quelli prodotti dalle cellule del sistema immunitario contro gli allergeni che si sospettano responsabili.
A un livello ancora superiore, in casi specifici (per esempio se la persona risulta allergica a più allergeni), l’allergologo può prescrivere altri esami del sangue ancora più raffinati, che possono individuare le IgE dirette non solo verso un allergene, ma addirittura verso le singole componenti molecolari di un singolo allergene.
Rimedi farmacologici e rimedi naturali
Contro i sintomi dell’allergia stagionale sono disponibili diverse terapie farmacologiche (alcune non richiedono la prescrizione medica). Tra le principali segnaliamo:
- antistaminici orali, tra cui quelli di seconda generazione sono da preferire in quanto hanno minore tendenza a indurre sonnolenza;
- antistaminici da applicare localmente (come spray nasali e colliri);
- cromoni oculari o nasali;
- steroidi nasali;
- decongestionanti nasali e oculari.
Per lenire i sintomi possono essere utili anche rimedi non farmacologici, per esempio:
- lavaggi nasali con soluzioni saline;
- impacchi freddi sugli occhi;
- lubrificazione oculare con lacrime artificiali.
Se i farmaci non sono efficaci, con l’allergologo si può valutare il ricorso all’immunoterapia specifica, una sorta di “vaccino” che, mediante la somministrazione di dosi crescenti dell’allergene responsabile della reazione, mira a ridurre la reattività alla sostanza.
FAQs
Quanto dura il periodo del polline?
Il polline viene rilasciato dalle piante durante il periodo di fioritura che, nella maggior parte dei casi, corrisponde alla stagione primaverile o estiva. Il periodo di pollinazione può però variare non solo in base al tipo di pianta, ma anche in funzione del clima e della regione geografica. Per limitare l’esposizione a un determinato allergene è possibile consultare il cosiddetto bollettino dei pollini, che fornisce informazioni sul periodo di fioritura delle diverse piante in base all’area geografica di interesse.
Come posso sapere a quali pollini sono allergico?
Per individuare con precisione i pollini a cui si è allergici, è fondamentale rivolgersi a un allergologo. Il primo passo è la visita medica con anamnesi, seguita da test diagnostici specifici come il prick test (cutaneo) o l’esame del sangue per le IgE specifiche. Nei casi più complessi, possono essere necessari test molecolari per identificare le componenti precise dell’allergene.
Quali sono le differenze tra allergia alle graminacee e allergia alla betulla?
L’allergia alle graminacee è molto comune, con una fioritura lunga (da aprile a luglio) e sintomi che includono soprattutto rinite e congiuntivite. La betulla, invece, fiorisce tra marzo e maggio e può causare sintomi respiratori intensi, ma anche reazioni crociate con alcuni alimenti, provocando sindrome orale allergica. Entrambe possono provocare asma nei soggetti predisposti.
I rimedi naturali sono efficaci contro l’allergia ai pollini?
I rimedi naturali possono alleviare i sintomi lievi, ma non sostituiscono la terapia farmacologica. Lavaggi nasali con soluzione salina, impacchi freddi per gli occhi e lacrime artificiali possono aiutare a ridurre il fastidio. Tuttavia, nei casi più gravi o persistenti, è importante seguire il trattamento prescritto dal medico e valutare l’immunoterapia.
Come posso proteggermi dal polline se vivo in città?
In ambiente urbano è utile seguire alcune precauzioni:
- aerare la casa nelle ore meno critiche (mattina presto o sera tardi);
- evitare di stendere il bucato all’esterno;
- cambiare e lavare i vestiti dopo essere stati fuori;
- usare filtri antipolline nei condizionatori e aspirapolveri con filtro HEPA;
- monitorare i bollettini pollinici per pianificare le uscite.